La censura di internet in italia è indispensabile o lede la libertà dei cittadini?
Non tutti sanno che in Italia esiste ed è attivo un sistema di filtraggio dei contenuti web che impedisce ai navigatori di raggiungere certi siti, i quali vengono censurati a causa dei loro contenuti o servizi che offrono. Molti infatti pensano che la censura applicata ad internet sia una prerogativa dei paesi governati da dittature come la Cina, in realtà anche in italia viene applicata già da tempo un certo tipo di censura verso alcuni contenuti web.
Alla fine dell’articolo trovate il video di una interessante conferenza tenuta da Matteo Flora, esperto di computer forensics, tenuta al recente Infosecurity di Milano dal titolo “Eludere i controlli di polizia” che vi consiglio di guardare, ma ora vediamo da dove è partita la censura dei contenuti web nel nostro paese.
Tutto nasce dalla finanziaria del 2006 la quale prevede l’obbligo per i provider di bloccare attraverso i DNS i siti di scommesse che non versano le imposte ai monopoli di stato, cioè quelli che non hanno sede in italia. In questo modo i monopoli di stato di fatto censurano i siti di scommesse non italiani, comunicando la lista dei siti da bloccare ai provider i quali devono modificare i propri DNS impedendo ai propri utenti di raggiungere tali siti.
Un secondo sistema di filtraggio avviene per i siti di natura pedopornografica attuato dal decreto gentiloni del 29 gennaio 2007, il quale prevede l’istituzione di un centro per la prevenzione alla pedopornografia che ha la facoltà di vigilare sull’accesso ai siti pedopornografici e di creare dei filtri che inibiscano l’accesso a tali siti. In questo caso il filtraggio non avviene solamente a livello DNS ma vengono bloccati direttamente gli indirizzi ip, sembra però che il centro abbia anche facoltà di rintracciare informazioni finanziarie, non si sa bene in che modo.
A questo punto potreste dire: e dov’è il problema? lo stato blocca i siti pedopornografici e i siti di scommesse, si teoricamente è vero ma purtroppo il filtraggio nella realtà è praticamente inutile, in quanto esistono tecnologie e programmi informatici installabili da chiunque che permettono di aggirare tali filtri. Programmi e tecnologie che non citerò in questo articolo per non essere accusato di istigazione alla pedopornografia, ma sono sistemi LEGALI (come potrete vedere nel video di Matteo Flora a fine articolo) ed il loro utilizzo non costituisce reato.
Quindi le perplessità sono:
- Visto che i filtri possono essere facilmente aggirati da chiunque, non si finisce per limitare la libertà dei cittadini senza risolvere il problema della pedopornografia o comunque colpendo esclusivamente l’utilizzatore occasionale?
- Siamo sicuri che le liste dei siti bloccati in un futuro non conterranno anche siti privi materiale pedopornografico? delle forze dell’ordine che creano le blacklist ci fidiamo, ma ci possiamo fidare anche dei provider? pensate agli enormi interessi economici nel poter rendere non raggiungibili alcuni siti a dispetto di altri.
- Siamo sicuri che i prossimi siti oscurati non saranno quelli che non piacciono alle case cinematrografice/discografiche?
- La sensazione è quella che le leggi siano fatte da persone che non sono coscienti delle problematiche tecniche esistenti nel creare filtri di questo genere, e che tali filtri non risolvano il problema per i quali sono nati. E’ un po come vietare la vendita di alcolici da banco dopo una certa ora ma permettere l’acquisto di superalcolici negli autogrill….chi ha voglia di bere si comprerà la bottiglia.
Come anticipato questo è il video della conferenza Matteo Flora tenuta Infosecurity di Milano, dal titolo Eludere i controlli di polizia, e dalla quale ho preso spunto per la realizzazione di questo articolo.
[kml_flashembed movie="http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=-8260069796878992303&hl=it" width="470" height="390"/]Fonte: Lastknight
Web Experiments, 11 marzo 2007.
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