Scaricare e detenere le dichiarazioni dei redditi degli italiani: quali conseguenze?

Scritto il 8 Maggio 2008 da Omar,

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Com’era ampiamente prevedibile il Garante per la Privacy ha bacchettato l’Agenzia delle Entrate stabilendo l’illegittimità della pubblicazione su internet dei dati dei contribuenti italiani per le modalità con cui la stessa è avvenuta che consentivano a chiunque di estrarne copia ed eventualmente modificare e riutilizzare quei dati senza alcun limite territoriale e senza prevedere alcun filtro all’accesso ed inoltre perché l’Agenzia non aveva preventivamente consultato l’Autorità Garante.

A questo punto i più ingenui di noi potranno pensare che la questione sia ormai sopita e che tutto sia risolto: sbagliato!

Ci sono due conseguenze che, almeno nel breve periodo, appaiono irrimediabili.
Innanzitutto, le associazioni dei consumatori stanno minacciando di adire le vie legali nei confronti dell’Agenzia delle Entrate per richiedere risarcimenti milionari per i danni arrecati dalla pubblicazione on line dei redditi dei contribuenti.
La seconda conseguenza dipende dal fatto che voler cercare di recuperare ciò che in precedenza è stato dato in pasto alla rete – soprattutto se pubblicato nei siti più visitati – appare uno sforzo inutile considerata la diffusione della rete e la frequenza con cui ormai si naviga.

Ci siamo già occupati di come sia possibile reperire i dati dei contribuenti italiani tramite il file sharing. Quello che oggi ci interessa è però vedere cosa potrebbe succedere al signor Mario Rossi che, curioso di capire perché il suo vicino di casa e collega di lavoro abbia nel garage una Pagani Zonda Roadster, decidesse di scaricare da Emule i file con i dati dei contribuenti.

Per capire cosa rischia il signor Rossi è necessario premettere che della materia si occupa il c.d. Codice della Privacy (D. Lgs. 196/2003) secondo il quale scaricare, conservare e consultare i dati personali rappresentano operazioni riconducibili nella definizione generale di trattamento.
Affinché vi possa essere un trattamento lecito dei dati personali è necessario, innanzitutto, che all’interessato sia data un’adeguata informativa che dovrà spiegare perché si raccolgono quei dati, in che modo verranno trattati, che cosa se ne farà, se saranno comunicati e/o ceduti a terzi, nonché chi sarà il responsabile del trattamento.
Ovviamente il destinatario dell’informativa, cui i dati fanno riferimento, potrà o meno dare il proprio consenso (che deve in ogni caso essere espresso) al trattamento.
Da questa più che sintetica esposizione delle norme del Codice della Privacy si capisce immediatamente che scaricare, detenere e consultare i dati relativi ai redditi degli italiani non può essere un’attività lecita, posto che sicuramente mancheranno sia l’informativa che il consenso dell’interessato.

La conseguenza dell’illiceità del trattamento consisterà nell’applicazione di una sanzione amministrativa che può arrivare fino a 30.000 € ed essere triplicata in considerazione delle condizioni economiche del trasgressore (in altre parole, se siete milionari potreste ritrovarvi a dover pagare 90.000 €).
Ma oltre alle sanzioni amministrative il Codice della Privacy prevede, per i casi più gravi, anche l’applicazione di sanzioni penali.

Lo stesso Garante, nel provvedimento adottato nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, dice che:

coloro che hanno ottenuto i dati dei contribuenti provenienti, anche indirettamente, dal menzionato sito Internet (quello dell’Agenzia delle Entrate – n.d.r.), non possono metterli ulteriormente in circolazione stante la violazione di legge accertata con il presente provvedimento; considerato che tale ulteriore loro messa in circolazione -in particolare mediante reti telematiche o altri supporti informatici configura un fatto illecito che, ricorrendo determinate circostanze, può avere anche natura di reato.

In altri termini, se i dati che avete scaricato continuano a circolare perché si trovano nella vostra cartella condivisa di Emule e quindi altre persone li prelevano da voi, state commettendo un reato.

In definitiva, il consiglio migliore che possiamo dare al caro signor Rossi è quello evitare il download dei dati, di cancellare quelli eventualmente scaricati e, magari, andare dal vicino e farsi prestare la Pagani Zonda Roadster per portare la fidanzata al mare a godersi il sole di primavera.

P.S. se non sapete cos’è una Pagani Zonda Roadster guardate qui.

Autore: Omar

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Commenti

2 commenti per “Scaricare e detenere le dichiarazioni dei redditi degli italiani: quali conseguenze?”

  1. Scritto da Energia il 12 Maggio, 2008 10:00

    Scarico un file ufficiale dal sito delle agenzie delle entrate e il delinquente sono io? A me queste notizie mi sembrano terrorismo psicologico per indurci a non scaricare quei file. Chissà che notizie potremmo scoprire!

    Libertà! Che parola sconosciuta….

  2. Scritto da Web Experiments il 12 Maggio, 2008 14:01

    Mah, a mio giudizio il grosso errore dell’agenzia delle entrate è stato quello di pubblicare i dati sottoforma di file che contengono centinaia o migliaia nominativi ognuno, è stato scelto il modo più sbrigativo ma anche il meno adatto a diffondere informazioni di quel tipo.

    I file infatti come è noto si possono copiare e passare a chiunque attraverso diversi canali, se invece fosse stata data la possibilità di conoscere i dati di una persona alla volta attraverso un form che pescava i dati da un database centrale, tutti i problemi avuti con i programmi di file sharing non sarebbero successi, in quanto nessuno avrebbe avuto il tempo di scaricare una quantità rilevante di dati.

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